Prefazione - Gian Luigi Rondi

Di Luchino Visconti, del suo cinema e della sua vita, la storiografia e la saggistica sembrava che ci avessero detto già tutto. Si è smentiti, invece, e con riconoscenza, da questo libro di Giuseppe Russo. Con l’occasione di una disamina puntuale e approfondita di uno dei film come Ludwig – tormentato, complesso, geniale - che più hanno segnato la carriera del suo autore, vi evoca attorno non solo il ritratto stesso di Visconti, anche con dettagli inediti, ma i suoi rapporti con quelle arti che hanno via via sostenuto, nel corso degli anni, il suo far cinema, a cominciare dalla musica.

Non c’era, fino ad oggi, un libro che riuscisse a scoprire nei tanti film realizzati da Visconti, dall’esordio con Ossessione fino al suo ultimo, L’Innocente, la presenza, non solo nella colonna sonora, ma nei temi e nella loro rappresentazione, il contributo determinante della musica, all’inizio soprattutto quella dell’Ottocento italiano, la lirica, poi quella di Wagner, riproposto anche di persona proprio tra le pagine di Ludwig.

Film per film, sequenza dopo sequenza, Giuseppe Russo, con la competenza del musicologo ma anche, in molti casi, addirittura con l’animo dell’entomologo, è riuscito a enumerare, con una partecipazione intelligente sempre estranea al nozionismo, tutti quegli autori, tutte quelle composizioni che hanno sostenuto, nelle colonne sonore, Visconti nelle sue grandi imprese: con un disegno preciso che, attraverso gli anni, ne seguiva i gusti rinnovati, le ricerche, le tendenze.

Per prendere di petto, subito dopo, il tema centrale del libro, Ludwig, appunto, il suo cammino travagliato a cominciare da quelle mutilazioni che, Visconti già malato e, quindi, nell’impossibilità di difendere la sua creatura, dovette subire ad opera di produttori e di distributori interessati solo al profitto e incuranti dell’arte.

Ho un ricordo personale, a questo proposito. Visconti, non potendo essere presente, per motivi di salute, appunto, alla prima mondiale del film a Bonn il 18 gennaio del 1973, mi chiese di rappresentarlo, di parlare per lui di fronte alle autorità tedesche e di riferirgli poi come il suo film era diventato, dato quanto aveva sentito vociferare attorno delle richieste di tagli per abbreviarne la durata. Conoscevo la splendida sceneggiatura, frutto ancora una volta della geniale collaborazione di Suso Cecchi d’Amico, e fui lieto di aver detto solo alcune parole di circostanza prima di aver visto il film che, pur restando splendido, era stato amputato di intere parti, assolutamente necessarie non solo per la sua valutazione artistica ma per la sua comprensione narrativa. Al mio ritorno, sollecitato da molti per non nuocere al suo stato già tanto precario di salute, mi tenni con Visconti nel vago, limitandomi a qualche generico rilievo.

Adesso, però, Giuseppe Russo, con pazienza certosina, ha potuto dedicare non solo un intero capitolo di questo suo felicissimo libro agli ingiusti e improvvidi tagli fatti subire all’edizione 1973 del film, ma vi ha meticolosamente aggiunto tutti quei particolari amplissimi con cui poi, nel 1980, sempre Suso Cecchi d’Amico, con altri importanti collaboratori del film, provvide a “ricostruirlo” nella sua interezza; mostrando, con una solenne proiezione alla Mostra di Venezia di quell’anno, che eravamo addirittura di fronte a un’altra opera, fortunatamente restituita ai principi estetici e drammatici con cui il suo autore l’aveva pensata e realizzata.

Di questa quasi miracolosa ricostruzione Russo ci traccia tutti i dettagli, anche i più marginali, persino le scene girate e poi, in definitiva, non accolte dai restauratori con motivazioni responsabili, e con delle informazioni da cui ormai non si potrà più prescindere se si vorrà conoscere davvero l’itinerario sofferto di uno dei film più importanti del cinema italiano del Novecento. Andando oltre, in questa sua analisi, fino a rievocarci, anche al di là del film, la figura “storica” di Luigi II di Baviera e quella di un Wagner al suo fianco, dipinto da molti contemporanei, a parte la grandezza della sua musica, come un profittatore spesso cinico della benevolenza del suo Sovrano. Pur precisando – ed è la sua chiave di lettura più importante – che Visconti il suo Luigi II, Ludwig, appunto, non volle considerarlo dal punto di vista della storia, ma unicamente sul versante privato, dando soprattutto evidenza a tutti quegli elementi che, alla fine, ne hanno fatto una figura fraintesa spesso dagli storici ma cantata dai poeti. “Visconti infatti – scrive Russo – ripulendo il suo film dalle connotazioni storiche e riformulando, attraverso successive operazioni di selezione, gli eventi biografici in un discorso narrativo non lineare, ma ciclico, ha inscritto il suo personaggio a pieno titolo entro un ordine non storico, bensì mitico.”

Il mito visconteo di Luigi II di Baviera e, contemporaneamente, il mito di Ludwig, personaggio e film. Con l’occasione, proprio quest’anno, del centenario della nascita di Visconti, Giuseppe Russo, con questo suo libro, non poteva interpretarlo nel modo più ispirato, ma anche, nello stesso tempo, più meditato e preciso.