Le Sonate e Partite per violino solo di Johann Sebastian Bach (1685-1750) rappresentano, insieme alle Suites per violoncello solo, uno dei monumenti più alti della musica polifonica per strumento ad arco. In queste pagine Bach sembra quasi voler oltrepassare i limiti tecnici naturali del violino, strumento prevalentemente melodico: l’aspetto polifonico è preponderante e ricorre in quasi tutti i movimenti. Le tre Partite fanno parte, con le tre Sonate, di un gruppo di sei lavori dedicati al violino solo, negli anni del soggiorno di Köthen - fra il 1717 e il 1723 - dove Bach fu maestro a corte.
Mentre le sonate appartengono al genere della sonata da chiesa in quattro tempi (lento, presto, lento, presto), caratterizzate da un linguaggio severamente contrappuntistico, le partite, dal carattere più leggero e scorrevole, seguono il classico schema della suite: allemanda, corrente, sarabanda, giga.
La Partita II (BWV 1004), la più nota dell'intera raccolta di Sonate e Partite, fa seguire alla giga ancora una ciaccona, vertice della letteratura violinistica, la cui estensione è pari a quella di tutti gli altri pezzi presi insieme. Inserita a mo’ di appendice, secondo un costume diffuso, questa danza siglava con una serie di variazioni (ciaccona o passacaglia) e in senso virtuosistico la normale suite. Questo brano arditissimo affianca a tanta complessità e difficoltà esecutiva una struttura formale schematica e lineare, basata su un semplice tema, al quale Bach fa seguire una serie di variazioni che si sviluppano di continuo, originando un organismo complesso in costante fase di crescita.
La ciaccona ha esercitato grande fascino sui compositori delle generazioni successive: ricordiamo le fortunate trascrizioni per pianoforte di Johannes Brahms e di Ferruccio Busoni (per la sola mano sinistra), e per grande orchestra di Leopold Stokowski.
Niccolò Paganini (1782-1840) fu certamente molto sensibile alle forme del cabalettismo melodrammatico e al gusto dell’improvvisazione, che ebbe modo di coltivare ampiamente in una nutrita serie di variazioni a carattere trascendentale. La scrittura paganiniana amplierà le possibilità tecniche del violino conferendogli un ruolo nuovo sia sul piano espressivo, sia su quello virtuosistico.
Nonostante i suoi tentativi di rottura con la tradizione tecnica del violino, le basi della sua impostazione sono pur sempre nella classicità: esse sono infatti ravvisabili nell'opera di Locatelli, che nel Settecento aveva esplorato le possibilità dello strumento. Paganini ne riprende e ne amplia l'eredità, introducendo nuovi elementi che vanno a riassumersi in quella che può essere considerata la summa della sua tecnica violinistica, i Ventiquattro Capricci Op. 1 composti nei primi due decenni dell’Ottocento e pubblicati nel 1820. Ognuno di essi affronta un problema tecnico ed espressivo dello strumento, presentando inoltre grande varietà di configurazioni armoniche e ritmiche.
Eugène-Auguste Ysaÿe (1858-1931) appartenne alla scuola violinistica belga al cui magistero vanno ricollegati i principali solisti del primo Novecento: Kreisler, Thibaud ed Enescu.
Ad Ysaÿe furono dedicate importanti composizioni come la Sonata per violino e pianoforte di C. Franck, del 1986 e il Quartetto per archi di Debussy, lavoro destinato al Quartetto Ysaÿe, fondato nel 1888 dallo stesso violinista. Ma, accanto all’attività concertistica e didattica, Ysaÿe si dedicò anche alla composizione. Le Sei Sonate per violino solo Op. 27 furono composte nel 1924 e alcune di esse sono fra le composizioni più note del violinista belga.
Ognuna di esse è dedicata ad un grande virtuoso contemporaneo di Ysaÿe: Szigeti, Thibaud, Enescu, Kreisler, Crickboom e Quiroga. In questi lavori egli tentò una sintesi delle maggiori difficoltà tecniche dello strumento (doppie corde, quarti di tono, polifonia, etc.), mantenendo tuttavia
una notevole musicalità sul piano discorsivo.
La Paganiniana (Variations) per violino solo di Nathan Milstein (1904-1992), uno dei più grandi musicisti del Novecento, fu pubblicata nel 1954 anche se l’autore in concerto e nelle sue proprie registrazioni ne ha dato versioni piuttosto diverse.
Formalmente si articola in un tema, sette variazioni e una coda. Milstein utilizza diversi temi paganiniani che vengono riportati tutti alla tonalità di la minore su cui si basa l’intero brano. Fra i temi utilizzati l’incipit del Capriccio n. 24, i Capricci n. 3, 6, 14 e 21, un tema de Le Streghe e due temi dal Primo Concerto alternati a sezioni di libera invenzione dello stesso Milstein.